venerdì 5 agosto 2011

Visitors

Mi trovo nel bel mezzo di un lungo weekend di turismo, in occasione della visita del mio fratellozzo dall'Italia. E' buffo come si guadagni una prospettiva completamente diversa quando si vive la città con il solo obiettivo di divertirsi. A quanto pare nemmeno organizzare giornate a zonzo per Londra mi risparmia dallo stress: bisogna pensare agli spostamenti più efficienti, alle visite negli orari migliori per evitare le folle (pazzesco quanta gente scelga Londra in agosto, specialmente italiani) e a incrociare i proprio movimenti per farli coincidere con gli eventi più interessanti. Ma il lato positivo di tutto questo è che si presentano innumerevoli occasioni di fare cose interessanti per le quali normalmente non avrei mai tempo.
La giornata di ieri, penalizzata da una pioggerellina inclemente, ci ha visti bighellonare per il British Museum, scansando i turisti impazziti per dare uno sguardo a una selezione limitata di tesori imperdibili; un giro nella mia adorata, preziosa, raffinata Bloomsbury con le sue mille piazze verdi, e poi giù verso sud; l'immancabile passeggiata sul South Bank da Waterloo a London Bridge con sosta finale alla Tate per assaggiare un quarto della collezione stabile (Energy & Process, Burri, Fontana, Manzoni etc., sorpresa e meraviglia).
In assenza di un degno luogo per celebrare il rituale dell'aperitivo, che a quell'ora ci sarebbe stato in pieno, ci siamo addentrati nel cuore del South East per finire in un simpatico localino a tema scolastico (Old Schoolyard, Borough): happy hour di cocktail decenti, atmosfera originale, anche se va provato di nuovo a orario più tardo quando forse si riempie di più.
E ora si parte con un'altra giornata...

domenica 3 luglio 2011

It's not a comeback, it's a return.

Parafrasando umilmente Sunset Blvd., fresco fresco di visione (che non si capisce come sia riuscita a dribblarlo tutti questi anni, gravissimo).
Torno a scrivere dopo qualche mese. L'anno ha una cifra in più, io pure (ma non me ne rendo molto conto) e le cose qui intorno sono cambiate in maniera abbastanza vulcanica.
Come è giusto che sia, da un certo punto di vista. Uno non può prendere e andarsene a fare un Master all'estero pensando di evitare radicali sconvolgimenti alla propia vita. E' solo che alcuni sono immediati, fluorescenti, rumorosi, mentre altri lavorano in sottofondo, un'azione lenta e invisibile ma inesorabile, che si guadagna l'attenzione che merita solo quando fa apparire le voragini.
E in queste rivelazioni fragorose d'un tratto si realizza che le nostre scelte hanno conseguenze dilazionate, rimandate, deviate, come le radici più lontane e microscopiche di una quercia enorme. Perciò, con una maggiore consapevolezza dell'impatto di qualsiasi decisione sulle vite nostre e altrui, affiancata a una buona dose di cieca irrazionale sciocca casualità, ci si rimette in cammino.

E che cammino. Finite le lezioni, inizio a lavorare su una tesi in cui il mio interesse per l'argomento è direttamente proporzionale alla megalonia del progetto. Non contenta dell'impresa titanica che mi aspetta, dopo aver preso la stoica decisione di affrontare un'estate puramente londinese, ci aggiungo un internship di tre mesi. Da domani metterò gli occhi sulle misteriose attività di un'organizzazione che si occupa dello sviluppo e supporto del cinema indipendente in UK. Grandi cose in arrivo.

Spero solo di non dover dire totalmente addio al mio tempo libero. Oddio, tempo libero è un eufemismo, visto che inevitabilmente finisce per riempirsi di molteplici eventi ogni giorno. Venerdì, per esempio. Mattina in uni per darmi un contegno. Pomeriggio al Victoria & Albert museum, prima visita guidata dei capolavori (una signora inglese, un russo, la guida e io), poi un lungo giro di esplorazione in solitaria, indugiando nella dolce nostalgia davanti ai favolosi libri miniati del rinascimento fiorentino e i loro buffi testi in volgare. Poi festival del cinema indiano: proiezione di gran gala, introdotta da danzatrici in costumi tipici, in una sala che sembrava uscita da un catalogo di William Morris. Sul film calerei un velo, sospettando di non aver affatto colto la "poesia" di un'accozzaglia di scene che sembrano l'esatta trasposizione di un harmony in ambiente indiano, corredate da tanto di canzoni romanticose. Ma devo dire che il dispiegamento di forze per promuovere questo film (regista, attrici bellissime, orde di spettatori entusiasti) l'ha resa un'esperienza senz'altro interessante.
Oggi, dopo un fallito tentativo di solarium in giardino, attraverso coraggiosamente tutta Londra, non aiutata dall'assenza di Victoria line, per godermi un film vintage di Terrence Malick, in attesa del Tree of Life di settimana prossima, e una favolosa cena portoghese con tanto di bacalhau. Infine finisco per fare da comparsa in una scena da pub in un film su un punk di mezza età, con tanto di sidro artigianale offerto dalla casa (di produzione).

Come si fa a non amare questa città.

lunedì 13 dicembre 2010

RandomLondon

Aspetto con ansia (stranamente) il momento in cui metterò il primo piede sul suolo natio e una buona percentuale delle mie preoccupazioni si farà da parte. Raramente ho attraversato periodi di cotale stress. Ho una faccia che chiede pietà, le occhiaie stanno assumendo sfumature violacee mai viste prima.

In metro si vedono scene bizzarre. Un ragazzo cammina nervosamente lungo il binario, avanti e indietro, con un'espressione sconvolta; quasi mi aspetto che si lanci sotto il treno quando arriva (il che non sarebbe inusuale considerata la cronaca recente). Salito sulla carrozza non si siede, rimane in piedi, come sulle spine. A un certo punto legge qualcosa sul cellulare. Il viso gli si illumina. Non riesce a contenere un sorriso che si allarga a dismisura. Continua a sorridere per minuti. Sorride anche quando scende. Sarebbe stato bello conoscere la ragione di tanta estemporanea felicità. Avrei condiviso volentieri.

Di fronte a me, un anziano signore indiano, con i capelli grigi crespi ed elettrici come uno scienziato pazzo dei cartoni animati. In mano un giornale free press. Di fianco, un ragazzo nero, vestito elegante, sfoglia un libro. Poi allunga l'occhio sui titoli del giornale del vicino. Il quale, furtivamente, fa lo stesso sbirciando le pagine del libro. Cercano di rubarsi le letture a vicenda, ma cercano di dissimularlo con nonchalance. Fanno una tenerezza incredibile.

Oggi sono stata ancora in biblioteca fino alle 21. In università dalle 9.30, record personale. Ma probabilmente quando uno passa in rassegna tutti gli scaffali di Film Studies, tira fuori decine di libri per sfogliarli febbrilmente, con una strana voglia di rubarli e portarseli a casa, vuol dire che qualcosa gira per il verso giusto.

domenica 26 settembre 2010

London, UK

Eccomi qui. Inizia l'avventura tanto attesa, la svolta a cui puntavo. Ho una casetta dove vivere, che giorno dopo giorno diventa sempre più accogliente e mia (nonostante sospetti che le pulizie si protrarranno per mesi: abbiamo già destato sorpresa per quanto siamo clean), gli eventi della prima settimana in università mi hanno dato l'impressione di un luogo fantastico per studiare, imparare e fare esperienze, e di certo Londra non è una città dove sia permesso annoiarsi o lamentarsi dell'assenza di chance.
Non vedo l'ora di tuffarmi nella sfida: se da un lato potrei sfruttare questi giorni più rilassati per ambientarmi a ritmo soft, dall'altro una parte di me vorrebbe già iniziare a misurarsi con le innumerevoli sfide che si presenteranno.
Avrei consacrato volentieri la prima domenica londinese a un sano e tradizionale giro turistico, ma questa gelida pioggerella mi sta facendo desistere. Qualcosa a cui dovrò abituarmi alla svelta, immagino. Ma nel frattempo mi butterò su un filmetto, nel tentativo di fornire più inglese possibile al mio cervello, che sembra ancora confuso per i continui switch linguistici ("Dobbiamo prendere il twentynove." "Don't dirmelo!").

E infine... contenta di vedere che le comunicazioni con la base funzionano. Diversamente da due anni fa, stavolta non c'è volontà di distacco totale. Mi manca quella spinta istintiva al taglio dei contatti, all'archiviazione definitiva di una parte di me. Ora vediamo come funzionerà questa parziale continuità.

giovedì 16 settembre 2010

sometimes i feel like crying myself to sleep

Siamo fatti anche di questi momenti. Di blocchi emotivi, di tristezza trattenuta, di lacrime furtive. Di stupido orgoglio, di ottusa finta indifferenza. Di terribile paura. Non abbiamo soluzioni ottimali, non sappiamo essere razionali e complichiamo tutto anche quando vorremmo il contrario. Siamo pelle, carne, ossa e sangue, non plastica perfetta. Inseguiamo disperatamente certi attimi di felicità che poi ci scivolano tra le dita. Leghiamo l'anima a una parola o un gesto che ci possono slanciare verso l'alto o trascinare nell'abisso. Vogliamo e viviamo per volere ma ciò che vogliamo è il nostro più grande timore. Eppure, anche dopo la caduta nello sconforto, anche dopo lo scontro con l'errore e il dolore, rialziamo la testa, prendiamo fiato e ricominciamo la marcia. Perché anche questi momenti sono parte di noi.

venerdì 3 settembre 2010

happiness is real only when shared

E' bello gioire per i propri momenti felici, ma è altrettanto piacevole quando si partecipa spontaneamente e genuinamente alla felicità altrui...
Siamo giovani, siamo motivati, abbiamo un intero mondo davanti.
Momenti di esaltazione da cavalcare a testa alta.

E tra 18 giorni si spicca il volo...

venerdì 21 maggio 2010

Shiver

Leggere il passaggio finale di La strada, il romanzo più grigio e agghiacciantemente senza speranza che io abbia mai letto, sul terrazzo all'ora del tramonto, finendo l'ultima riga proprio quando il sole sparisce dietro alle montagne.
Ora ditemi se non è un momento da brividi.